Un giardino affacciato sulla Campagna e sul mare

A Taravello la terra non è solo “terreno”: è una specie di giardino affacciato sul mare.

Appena si giunge sul posto si viene accolti dal profumo dei pini, che fanno da cornice verde al paesaggio. Le loro chiome filtrano la luce e lasciano cadere sul suolo un’ombra morbida, quella perfetta per camminare d’estate senza sentire addosso il peso del sole di Sicilia. Tra i tronchi, nella pineta, si aprono all’improvviso squarci di cielo e lì capisci davvero dove sei: salendo un po’ di altezza lo sguardo è libero di correre giù fino al Golfo di Patti, abbraccia il Tindari, risale lungo la linea della costa fino a Capo Milazzo e, nelle giornate limpide, conta una ad una le Isole Eolie, come perle appoggiate sull’acqua.

Un pezzo di Sicilia dove il tempo rallenta…

Quello di Taravello è un paesaggio che non sceglie tra mare e collina: li tiene insieme. Da una parte senti la profondità della campagna, il profumo della terra umida, delle foglie, del legno; dall’altra basta alzare lo sguardo per ricordarti che il mare è lì, a due passi, con la linea della costa che da Capo Milazzo corre fino al Tindari, come se disegnasse il margine di un quadro. Le Eolie sembrano a portata di mano: cambiano colore durante il giorno, dal blu scuro dell’alba ai riflessi dorati del tramonto.

Taravello è questo: un pezzo di Sicilia dove il tempo rallenta, gli alberi da frutto fanno ancora la loro parte come una volta e il panorama ti ricorda, ogni volta che lo guardi, quanto può essere bello un luogo quando la natura e l’uomo smettono di litigare e provano a convivere. Qui la terra non è solo da osservare, è da vivere, da toccare, da assaggiare…

Basicò, vista dall’alto di Taravello

Capita, quando il sole sta scendendo dietro le Eolie: l’aria si fa più fresca, i pini si riempiono di ombre lunghe e il golfo di Patti comincia a specchiare il cielo come uno schermo naturale. Se ci si ferma in silenzio – magari seduti su di un muretto a secco, con in mano un fico appena colto – ci si accorge che qui non serve nessun effetto speciale: sono i rumori piccoli a dominare. Il fruscio delle foglie, il ronzio lontano di una vespa tra i fiori, il passo lento di chi scende dai terrazzamenti verso casa.

In certe giornate di vento, questi luoghi sembrano un balcone spalancato sul mondo. L’aria arriva dal mare, risale le colline e si infila tra i pini, portando odore di resina fino agli alberi da frutto. Quando cambia il vento e l’aria scende dalle cime dei Nebrodi, risale lungo i valloni, porta con sé odore di terra asciutta e di erba fresca. È una mescolanza strana e bellissima: il profumo di questa terra… Salendo poco più in alto nelle passeggiate sopra la pineta si può scorgere il promontorio del Tindari, con il suo santuario in alto a dominare la costa, e si apre davanti una delle visuali più scenografiche di tutta la Sicilia nord-orientale: da Capo Milazzo alla lingua di sabbia del Tindari, con le Eolie come sentinelle sul mare.

La terra fa il suo lavoro silenzioso…

Tra un panorama e l’altro, sotto i piedi, la terra fa il suo lavoro silenzioso.

È una terra rigogliosa, generosa di radici e di frutti. I meli punteggiano i pendii con le loro chiome rotonde, i fichi si allargano con rami storti e intrecciati, i fichi d’India disegnano bordi e confini con le loro pale antiche, e qua e là spuntano i noccioli, che amano questo clima a metà tra montagna e mare. Ogni albero sembra avere una sua storia: c’è il melo che resiste ai venti d’inverno, il fico che non sbaglia mai una stagione, il fico d’India che non chiede nulla e dà sempre tanto, i castagni…

Una tavola a cielo aperto…

Quando è tempo di raccolto, queste terre diventano una tavola a cielo aperto. Le mele hanno il sapore semplice e pulito delle cose non trattate, i fichi si aprono morbidi e dolci, i fichi d’India, dietro le spine, nascondono polpa zuccherina e dissetante. Non è difficile immaginare bambini che corrono tra gli alberi con le mani appiccicose di succo, o adulti che si fermano cinque minuti in più, canestro in mano, solo per godersi il silenzio rotto dal canto degli uccelli e dal vento nei pini.

Venire per “staccare” e ritrovare qualcosa…

La sera, quando il caldo si ritira, il terreno di Taravello cambia ancora una volta. I pini diventano sagome scure, le luci dei paesi in basso cominciano ad accendersi una a una e il cielo si riempie di stelle. È il momento perfetto per sedersi all’aperto, tra un nocciolo e un fico d’India, e ascoltare le storie che questo luogo sembra suggerire: racconti di contadini che salivano fin qui a lavorare le terrazze, di vendemmie fatte in famiglia, di bambini che si addormentavano con il rumore del vento tra gli alberi…

Taravello è il genere di posto in cui puoi venire per “staccare” e finire per ritrovare qualcosa. Un’idea, un ricordo, un profumo che avevi dimenticato. È una campagna che non è mai anonima: ha un carattere forte, testardo, come certi alberi che resistono da decenni sugli stessi terrazzamenti. Qui non si è spettatori: si è dentro il paesaggio. Cammini tra i pini, sfiori i meli, raccogli un fico, alzi lo sguardo verso il mare e capisci che questo piccolo pezzo di Sicilia, sospeso tra collina e orizzonte, che questo piccolo pezzo di Sicilia, appeso tra colline e mare, ti resterà addosso, come il profumo di resina sulle mani…

Basicò, vista sul golfo di Patti

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