La scoperta del sito
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Non siamo stati noi a cercare Taravello. È stato questo luogo a farsi trovare...
Era una di quelle giornate in cui la pineta di Basicò profuma di resina e di terra umida. Io e mia moglie stavamo salendo verso la parte alta del paese, senza una meta precisa, seguendo più l’istinto che il sentiero. Ogni curva apriva uno spiraglio nuovo: un tratto di mare lontano, un campanile in miniatura laggiù in valle, un gruppo di pini più fitti degli altri. Più ci arrampicavamo tra i pendii della collina, più avevamo la sensazione che il bosco custodisse qualcosa…

Ad un certo punto, tra gli alberi, l’abbiamo vista. Una casa. Anzi, due corpi di fabbrica uniti da un arco antico, come un frammento di storia rimasto incastrato nella pineta. Le pietre annerite, il tetto affaticato dal tempo, le finestre cieche. Attorno, i pini chiudevano un cerchio quasi perfetto, come se la natura avesse deciso di proteggerla e nasconderla allo stesso tempo. Era affascinante e abbandonata. Silenziosa, ma non morta: un luogo che sembrava in attesa…



La prima domanda è stata spontanea, detta quasi all’unisono: “Ma di chi è questa casa?”
Da lì sono partite le domande in paese, i nomi, i legami di parentela, i ricordi. Ogni risposta aggiungeva un dettaglio: il colono, gli animali, la vita di campagna, gli anni dell’abbandono. Piano piano, dietro quelle pietre non c’era più solo un rudere romantico immerso nella pineta, ma una storia concreta, una famiglia, un passato. E a quel passato, quasi senza accorgercene, abbiamo cominciato a sentirci chiamati…
“Questo posto merita di rinascere”…
Il restauro e la valorizzazione
Poi è arrivato ciò che qualcuno chiamerebbe caso, ma che noi abbiamo scelto di leggere come Provvidenza.
Un amico siciliano, conosciuto da pochissimo tempo, quasi per incrocio fortuito di strade, ci segnala un bando PNRR dedicato proprio al restauro e alla valorizzazione dell’architettura rurale. Leggendo il testo, ci siamo guardati: sembrava scritto per Taravello. Piccoli siti, edifici agricoli, paesaggi fuori dalle rotte principali, luoghi da riportare alla vita con delicatezza. Era come se il progetto fosse già lì, e il bando fosse solo l’occasione per portarlo alla luce.
La partecipazione è stata una sfida vera: carte, relazioni, disegni, calcoli, telefonate, scadenze da rincorrere. Ma sotto la fatica c’era una sensazione chiara, quasi ostinata…
Quando è arrivata la notizia della graduatoria, la gioia è stata doppia: nostra, come famiglia, e del luogo, quasi come se la casa avesse finalmente ricevuto il suo sì dopo anni di attesa silenziosa.
Non era solo aver vinto un bando. Era la possibilità concreta di ridare luce a un sito magico, di riaprire una casa che il bosco stava lentamente inghiottendo, di trasformare un complesso rurale dimenticato in un luogo abitato da persone, bambini, attività, preghiere, studio, gioco.
Così è iniziata la nuova vita di Taravello: da passeggiata senza meta nella parte alta di Basicò a scoperta inattesa, da intuizione condivisa tra marito e moglie a progetto scritto nero su bianco, da carta e disegni a cantiere di restauro, fino a diventare La Pineta dei Sogni. Un percorso fatto di lavoro e di tecnica, certo, ma anche di incontri, coincidenze fortunate e piccoli segni che, messi in fila, assomigliano molto alla Provvidenza…
I dettagli del restauro… https://lapinetadeisogni.it/wp-admin/post.php?post=94&action=edit



